Fare un Dottorato all’estero. Istruzioni per l’Uso

Sono molto stupito del seguito di mail che ho ricevuto. Chiedo scusa per non aver risposto, sono stato all’estero al quadrato (via dall inghilterra) per lavoro e non ho avuto occasione di rispondere.

Il filo conduttore delle varie mail era “come faccio a fare un dottorato all’estero?” Quindi ho pensato di lasciare a disposizione di tutti una guida per l’uso… Here we go!!!

1) Se cercate un dottorato usate www.findaphd.com in alternativa cercate il tipo di lavoro che vi interessa e mandate una mail direttamente al group leader per chiedergli se sta cercando, non abbiate paura sono molto disponibili…

2) Paga: in inghilterra siamo sulle 1100£ al mese (1200£). Sono abbastanza per vivere dignitosamente, ma vedetela in prospettiva, le opportunita’ che questo paese offre post-dottorato sono molto piu allettanti dell’italia.

3) La lingua. All inizio (primi 3 mesi) e’ durissima, poi ci si abitua. Dopo un anno andrete tutto alla grande. Vedi punto 1, NON ABBIATE PAURA.

4) Dall uni in Italia si esce molto preparati, siate confidenti di cio’ che sapete. Non siamo merde come troppo spesso ci viene fatto credere, qui ti lasciano tanta liberta’ c’è tanta meritocrazia. SIATE PROPOSITIVI e vedete punti 1 e 3. NIENTE PAURA!!!!

5) Affitti siamo sulle 300 sterline al mese, ci si vive bene. Ci sono tanti sconti x studenti (qui col dottorato ci si considera ancora studenti)

 

Hope this could help!

FORZA RAGAZZI!

E vai… che bel Paese che siamo…


I parenti Da Varese a Salerno, da Firenze a Napoli: concorsi e assunzioni contestate. A Camerino, però, è pronto un codice etico che vieta ai parenti di lavorare nello stesso settore
Il potere Con l’autonomia aumenta il numero delle «legislature» dei capi universitari: il decano è Augusto Petri (a Brescia da 25 anni), secondo è Ferrara, a Napoli Parthenope da 22

Università formato famiglia

In facoltà mogli, figli e nipoti di 24 rettori Il presidente Crui: i cognomi non contano

«C’era una volta una famiglia molto in voga », canticchia Gappa, al secolo Gaspare Palmieri, psichiatra e cantautore modenese. «La famiglia del rettore», così si intitola la filastrocca, è composta da una moglie preside, un fratello professore ad Avellino, ed una nonna esperta di geriatria, più svariati parenti e affini, tutti rigorosamente in «toga». La canzoncina satirica apparsa per la prima volta sul web, rapidamente ha contagiato le aule dell’ateneo di Modena, dove i due rampolli del rettore Giancarlo Pellacani sono diventati ordinari a tempo di record.

In Italia sono 24 i «magnifici» con «famiglia». Ci sono anche mogli impalmate prima di indossare l’ermellino, fratelli e cugini colleghi di facoltà. Ma in 19 casi parliamo di figli, sangue dello stesso sangue, per i quali più di un rettore si è messo nei guai.

Ne sa qualcosa il potente numero uno dell’università di Firenze, Augusto Marinelli, per tre anni nel mirino della magistratura a causa dell’assunzione di suo figlio Nicola. Nel 2002 il giovanotto è stato promosso ricercatore di Economia Agraria grazie ad un concorso bandito dalla facoltà di Medicina. Da Firenze l’inchiesta è passata a Trieste, e anche se il pm ha chiesto l’archiviazione, non ha potuto fare a meno di sottolineare le «anomalie» del sistema.

Sono invece alle prime battute le indagini sulla Sapienza. E anche in questo caso lambiscono il rettore, Ruggero Guarini, per l’appalto vinto dal professore di Progettazione che ha promosso ricercatrice sua figlia, Maria Rosaria. La secondogenita, Paola, insegna invece architettura degli interni, e tutte e due erano state dipendenti amministrative prima di passare dall’altro lato del corridoio.

Il presidente della Crui, Guido Trombetti, invita alla cautela. Anche lui ha una figliola che lavora nel suo stesso ateneo, la Federico II: «Tuttavia, finché si rispetta la legge non vedo quale sia il problema. Calare dall’alto delle limitazioni non serve. L’importante è che prevalgano sempre capacità e merito a prescindere dai cognomi ».

Ma sempre più spesso la gente, dentro e fuori l’università, si indigna. A Salerno alcuni giornali locali hanno contestato la nomina a ricercatore del figlio del rettore Raimondo Pasquino. Era l’unico candidato al concorso, e così ha vinto nonostante il curriculum ancora acerbo. A Bologna, invece, due parlamentari del centrodestra hanno convocato una conferenza stampa per discutere delle parentele togate di Pier Ugo Calzolari, impegnato fino a poco prima nella stesura di un codice antinepotismo. Il magnifico ha reagito querelando: «Giacomo (il figlio docente ad Economia ndr) è stato danneggiato dalla nostra parentela ».
Giovanni Pellacani, uno dei rampolli modenesi presi in giro da Gappa, ha vinto il concorso da ordinario a 36 anni. L’età media per chi ricopre certi incarichi sfiora i 60. Meglio di lui ha fatto Giovanni Perlingieri, promosso poco più che trentenne per la gioia del padre Pietro, ex rettore dell’Università di Benevento.

Il numero uno di Macerata, Roberto Sani non ha discendenti all’università ma una moglie bibliotecaria. Il che, nel generale andazzo, è nella norma. Ben più eclatante è l’exploit della sua assistente, Anna Ascenzi, che in quattro mesi ha superato due concorsi, passando da ricercatrice ad ordinaria. Qualche giorno fa, il Secolo XIX ha rivelato le somiglianze (parti dell’indice e intere frasi) tra uno dei saggi della pedagoga e la tesi di un sacerdote laureatosi vent’anni fa alla Cattolica di Milano. All’ epoca il correlatore era, guarda caso, lo stesso Sani. «Così fan tutti», verrebbe da dire. Ma c’è anche chi la pensa diversamente: «Stiamo per approvare un codice etico che impedisce a docenti imparentati di lavorare nello stesso settore», afferma Fulvio Esposito, a capo dell’università di Camerino, famoso per aver annunciato che si sarebbe dimesso se la figlia si fosse iscritta nel suo ateneo: «Mettere dei paletti è importante — spiega — ma può non bastare: c’è sempre qualcuno che si diverte a fare lo slalom».

Antonino Liberatore, a capo del sindacato dei docenti Uspur, ricorda ancora i tempi in cui «i figli venivano messi alla prova dai propri padri». Per il professore fiorentino «un ragazzo che riesce a imporsi senza raccomandazioni è motivo d’orgoglio per i genitori. Eppure le cose vanno esattamente nel senso opposto».
L’autonomia ha consegnato nelle mani dei rettori un potere quasi assoluto. Al punto che alcuni di loro si sono assicurati una specie di clausola per l’eternità. Con l’appoggio del senato accademico hanno annullato i limiti di eleggibilità e ora governano come «highlander» le università italiane. Il decano è il bresciano Augusto Preti, incollato alla poltrona da cinque lustri, 25 anni. Seguono Pasquale Ristretta a Cagliari (17 anni al comando e un figlio nel corpo docente), e altri 10 colleghi con oltre dieci anni di anzianità. Il perugino Francesco Bistoni è ancora a quota otto, ma potrebbe rinnovare nonostante gli esposti anonimi che gli sono piovuti addosso. Adesso la procura indaga sull’ignoto diffamatore, ma anche sull’assunzione alla Sapienza del primogenito.

Per finire, il napoletano Gennaro Ferrara, ex mastelliano arruolato dall’Udc. È lui il vero patriarca dell’università italiana. Al volante della Parthenope da ben 22 anni, può contare tra i suoi professori due generi e una figlia. La giovane seconda moglie, una sua ex allieva, opera nel settore delle consulenze. Dal momento che nella piccola università le «famiglie con la toga» sono almeno 10, a suo tempo anche l’ex ministro Mussi tirò le somme: «Certi consigli di facoltà sembrano Natale in casa Cupiello».

Antonio Castaldo
03 maggio 2008

fonte Corriere della Sera

Troppo tempo… o forse no?

E’ passato tanto dall’ultima volta che ho scritto, sono succese tante, troppe cose, belle. Tutte belle. Persone troppo belle, posti troppo belli, e temo, aria clima, temperatura assoulutamente di merda.

Pazienza non tutte le ciambelle vengono col buco. Io sto bene comunque, sono reduce da uno splendido concerto a Londra di ligabue al Kokoclub, ma decisamente schifato dall’inciviltà degli italiani… mamma mia che brutte figure quasi mi vergognavo….

In + vedendo la porcheria che c’è ogni giorno nel bel Paese la voglia di tornare crolla, alla fine ci sono 3 motivi x cui mi manca casa, la famiglia, Luisa e qualche vero amico.

Il resto…+ che sopportabile, anzi…

Il lavoro procede con qualche intoppo indipendente fortunatamente dal sottoscritto, il capo è contento e quindi sono contento anche io, ma cazzarola voglio una pubblicazione… el’avrò, casse il mondo.

Una cosa l’ho imparata, e ne vado fiero. Fatti, non pugnette.

Ciao belli, venite a trovarmi!!!

 😉

Ps: Camilla grazie, ti voglio bene…

Update

E’ un pò che non scrivo, sono presissimo, mille cose da fare e la giornata ha solo 24 ore,,, purtroppo butto giu solo 2 righe, e mi butto in branda (cito il mio carissimo amico Marco) sono davvero cotto, sabato e domenica in lab tutto il giorno sn massacranti, ma d’altra parte il mascochismo e’ innata virtu del PhD student!!!

Sono contento di farmi una settimana casa mi manca la mia famiglia e pochi buoni amici, tra cui gli splendidi ragazzi Biotech che riverdro’ nella vecchia cara Padova.

Cne dire… mi sto rendento conto che la vita vola veloce, e ma dovrei imparare che e’ troppo importante per prenderla troppo sul serio,,,

CIAO!

 Fede

Non voterò…

Premessa. Odio parlare di politica. Ma farò un’eccezione. 

Dato che molti mi chiedono se tornerò per votare la risposta è no.

Cioè vorrei tornare per annullare la scheda, andare a votare è un importante diritto e dovere ma chiaramente se vivi a 2200 Km di distanza non prendi le ferie solo per annullare una scheda.

Perchè non voto? perchè dai, adesso seriamente, gli Italiani si dividono in 2 categorie, non destra e sinistra, ma chi odia berlusconi e chi ama berlusconi.

Chi ama Berlusconi francamente non lo capisco, personalmente non mi piace per niente anche se è nel bene e nel male stato capace di tenere insieme un governo per un’ intera legislatura, poi per il resto secondo me è un coglione totale. Per l’onestà è esattamente come tutti gli altri. Ovvero un disonesto.

Chi odia Berlusconi francamente non lo capisco, perchè una scelta politica non dovrebbe essere basata sull’odio verso qualcuno ma su dei valori in cui si crede. La sinistra ha validi programmi? ha sane idee? direi proprio di no. Si basa sul fare l’opposto di quello che dice Berlusconi, that’s all.

Se chiedo agli italiani (metaforicamente come popolo) se la destra ha migliorato le cose circa il 50 più o meno 1% mi dirà di no.

Se chiedo agli italiani (metaforicamente come popolo) se la sinistra ha migliorato le cose circa il 50 più o meno 1% mi dirà di no.

Analizzando questo le cose sono 2, o è stato cambiato tutto o non è stato cambiato niente da ambo le parti. La risposta mi pare scontata. E tutti i difetti, tutta la vergogna che provo per queste persone è amplificata ora che la vedo da fuori, e senza presunzione credo di poter giudicare in modo + obiettivo.

Poi vedi video come questi http://it.youtube.com/watch?v=q0jYvvngSiE e ti viene da piangere. Gli altri qui lo vedono e gli viene da ridere.

So che questo blog può avere un utenza di 30-40 persone, ma per favore, se concordate con me, se volete diffondere questo messaggio, non votate nessuno, perchè a mio modesto e umile avviso è l’unico modo per cambiare davvero le cose.

 

Letargo…

Ciao blog,

             è un pò che non trovo il tempo di scrivere, di aggiornare questo spazio virtuale che è stato in questi mesi luogo di appelli, sfoghi e condivisione. Purtroppo (o per fortuna) ho sempre meno tempo, però ci sono tante persone a casa che non so x quale assurdo motivo hanno dedicato una piccola parte della loro giornata a leggere queste pagine, quindi mi metto d’impegno e aggiorno un pò la situazione.

Dunque nella galleria ho messo le foto di Oxford e di Brighton, una località sulla costa. Oxford è molto bella, caratteristica, si respira una aria particolare, di saggezza, specie quando si cammina tra le viuzze ciotolate dei bellissimi collge. C’è una parte molto suggestiva con un mercato al coperto che vende carne, pesce, verdura e frutta davvero carino. Poi c’è una parte commerciale che stona molto con la città, ma il Dio denaro è ovunque, specialmente in un paese globalizzato come l’inghilterra….

Brighton è una cittadina sul mare, dalla costa triste, malinconica, con costruzione in tubi d’acciaio molto strane divenute case di gabbiani… il Royal pavillon è un palazzone voluto dalla regina elisabetta come residenza estiva, costruito in un misto di stili cino/arabo/indianeggianti, che francamente non mi piacciono. Stona nella città e stona di per sè, solo è grossissimo. Forse ai miei amici (che non sento da quasi 2 mesi) ingegneri piacerebbe….

In questi altri due mesi (siamo già a 5…) ho imparato ancora tanto, sul sacrificio e l’amicizia, ci sono persone che non mi hanno mai abbandonato, che sento ancora come se ci fossimo visti ieri, persone pesanti, persone importanti.

In questo periodo sono in una vena di musica Italiana, ad aprile c’è Ligabue a Londra, non mancherò…

 L’Italia mi manca tanto per molte cose, Luisa mi manca tantissimo, la mia famiglia mi manca tantissimo. Ma mai come adesso, mai come prima ho capito la loro vera importanza…

 

Un saluto a Genio e Renata, affezionati lettori del mio blog. Porto sempre con orgoglio la felpa del Rugby Rovato! Altro che inglesi…

Si viene e si va…

Inseguire un sogno.

 Questo è quello che da un senso alla mia vita.

Ogni mattina, quando mi sveglio il sogno comincia.

Credo sia importante coltivarlo, per non far far si che tutte le giornate siano uguali, grigie, senza un motivo.

Questo è quello che mi accumuna a tanti ragazzi che vanno via, la ricerca di un sogno, la ricerca della felicità, dell’isola che non c’è… alla fine siamo piccoli peter pan.

Dalla mia isola che non c’è mi mette tristezza guardare la penisola che ho lasciato, tanta tristezza… come vorrei che se ne andassero tutti i politici che ci fanno solamente vergonare, come vorrei che la gente si svegliasse dal torpore che gli impedisce di vedere quanto siamo diventati patetici.

Vorrei che tutti la mattina si svegliassero con un sogno, dai riflessi tricolore, perchè nel bene e nel male siamo Italiani.

Non sono orgoglioso di essere Italiano, non sempre per lo meno, ma voglio essere artefice del riscatto, il riscatto di una dignità che ci è stata tolta da troppo tempo….

http://dorati.myblog.it/media/02/01/dfbe5a0baf2466f8fedfabd3a152c441.mp3

Non possiamo sempre restare indietro…

» 2008-01-25 17:33
OGM, ALLARME NOMISMA: MAIS NON OGM IN FORTE CALO (-70%) ENTRO 2013

Crollo di disponibilità e forte aumento del prezzo. E’ questo, secondo Nomisma, il destino del mais non geneticamente modificato entro il 2013. Dallo studio ‘Ogm ed approvvigionamento di mais nel medio periodo: criticità ed opportunità del caso italiano’, elaborato dall’ istituto di ricerca e presentato oggi in Confagricoltura, emerge infatti che di qui al 2013 “i margini di manovra affinché l’Italia possa continuare a perseguire un’opzione non Ogm diventeranno sempre più limitati, se si considera che il mais non geneticamente modificato disponibile sui mercati internazionali, si potrebbe ridurre dagli oltre 43 milioni di tonnellate attuali, a un volume compreso tra i 13 e i 26 milioni”.

In pratica il mais non geneticamente modificato subirà subirà un calo tra il 40 e il 70%, con il prezzo destinato ad aumentare “ben oltre il 4% di differenziale attuale, con un aggravio dei costi di approvvigionamento a cascata sulla filiera”. Secondo lo studio, in Italia la domanda di mais cresce e crescono, di conseguenza, anche le importazioni (+1,1 milioni di tonnellate tra il 2001 e il 2006). Sui mercati mondiali la forte richiesta di mais destinato a biomassa ha poi spinto le quotazioni che hanno oltrepassato i 180 dollari a tonnellata. In prospettiva le dinamiche del mercato italiano del mais potrebbero subire sostanziali modifiche a causa di una serie di fattori. Tra questi un aumento degli utilizzi non alimentari del mais per la produzione di bioetanolo che potrebbe assorbire 1,8 milioni di tonnellate/anno, di biopolimeri (700.000 tonnellate/anno) e biogas (900.000 tonnellate/anno). Tali impieghi creeranno una domanda addizionale di circa 3,4 milioni di tonnellate, non colmabile con l’aumento delle superfici coltivabili. Sarà quindi necessario ricorrere a un forte incremento delle importazioni (probabilmente più del triplo degli attuali volumi) per colmare il gap tra offerta e domanda. Ma tale stima, avverte Nomisma, potrebbe subire un ulteriore aggravio qualora la normativa europea sulle micotossine renda di inutilizzabile una quota rilevante di mais tradizionale prodotto in Italia.

La normativa europea sulle micotossine prevede infatti limiti stringenti riguardo alla presenza di micotossine nel mais e negli altri cereali a fini alimentari. Anche se tali vincoli non si applicano attualmente all’ alimentazione animale, non si può escludere il varo di norme più stringenti anche per la zootecnia con effetti negativi su tutta la filiera. Nel medio periodo le superfici coltivate a mais nel mondo sono destinate a crescere (+7,3%), così come la produzione mondiale (+19%). In questo contesto si prevede un’ulteriore crescita delle esportazioni da Usa, Argentina e Brasile, Paesi che, nel caso dei primi due, già oggi vedono la quota di mais geneticamente modificato superiore a quello tradizionale. Al contrario, uno dei principali esportatori attuali, la Cina, diventerà un importatore netto, contribuendo ad aumentare la pressione sulla domanda mondiale. Secondo lo studio di Nomisma, il commercio mondiale di mais vedrà quindi nei prossimi anni una quota crescente di prodotto geneticamente modificato, che potrebbe giungere fino all’86% del totale, a fronte del 49% stimato nel 2006. 

 

Fonte Ansa.